Compagnie
"Due anni sono trascorsi da quando i primi eroi misero piede a Tristram, e in questo breve tempo ho visto i seguaci degli Eroi mutare più delle stagioni.
All’inizio erano soltanto individui: Custodi chini sui tomi, Guerrieri inesperti ma ardenti, Arcanisti avidi di segreti, Druidi silenziosi come boschi d’altura, Paladini saldi nella fede, Rinnegati nascosti tra i vicoli. Ognuno rispondeva ad una chiamata diversa, ma tutti udivano il medesimo ruggito provenire dalle profondità di Sanctuarium.
Col tempo, compresero che nessuna via, da sola, sarebbe bastata.
Gli Arcanisti cercarono i Druidi per temperare il sapere con la vita; i Custodi imposero metodo e memoria; i Paladini offrirono disciplina e controllo; i Guerrieri braccia e acciaio; i Rinnegati occhi e orecchie ove la luce non giunge.
Fu così che nacquero le Compagnie, diverse per indole, ma simili nella necessità: alcune piegate allo studio del potere, altre all’impeto della battaglia, altre ancora alla contemplazione della morte o al peso dell’onore.
Ho osservato con interesse come gli stessi seguaci, posti in contesti differenti, divenissero altro: l’Arcanista può essere studioso severo o indagatore dell’Oltre; il Paladino giudice inflessibile o scudo misericordioso; il Druido guaritore o custode di rituali più oscuri; il Rinnegato spia, esploratore o ladro redento; il Guerriero martello brutale o difensore leale; il Custode ago della bilancia, memoria vivente tra eccessi opposti.
Persino coloro che sono giunti dalle sabbie di Aranoch, inizialmente estranei a ogni dottrina, finirono per scegliere una via, apprendendo i rudimenti di un ordine e dimostrando che non è il sangue, ma la decisione, a forgiare un ruolo.
E poi vi sono gli Orfani, ancora incerti per scelta o per destino. Ogni giorno li vedo ascoltare promesse e osservare stemmi, ma in verità non scelgono un vessillo: scelgono quale parte di sé nutrire.
Così, in due anni appena, i seguaci degli Eroi sono divenuti più che semplici manifestazioni del loro Primo. Sono diventati specchi dell’animo umano.
E temo che, quando verrà la prova più dura, non saranno i simboli a fare la differenza… bensì la fedeltà di ciascuno alla propria natura.”
Dal diario di Deckard Cain, ultimo degli Horadrim